Rimmel e la pazienza.

rimmel de gregori“…ma uno zingaro è un trucco

e un futuro invadente

fossi stato un po’ più giovane

l’avrei distrutto con la fantasia

l’avrei stracciato con la fantasia”

(Rimmel, De Gregori)

Giro per Roma. Sono le nove e sta iniziando ad esplodere il caldo casino di una nuova giornata, tra tassinari, stormi di preti in seminario e branchi compatti di giapponesi.

C’è una zingara seduta all’angolo della strada, con il suo mazzo di carte e le sue cianfrusaglie plasticose. La osservo, lei ricambia e le sorrido, dicendole di no. Che tanto il futuro arriva un giorno alla volta e sto imparando, con calma, a non mettergli fretta.

Il risultato di quest’incontro è “Rimmel” di De Gregori in testa per tutto il giorno ed una di quelle Epifanie romane, che ti fanno mettere a fuoco verità limpide come l’acqua della fontanella di piazza Trilussa.

Rimmel è una di quelle canzoni che canti per anni senza capire. De Gregori non ha nessun interesse a dare un senso compiuto ed univoco a quello che scrive, perché tutto ciò che è appena svelato cattura di più.

Però in quest’assolata mattina romana, penso che una vecchia canzone, se la ricanti dopo anni, diventa diversa, come quando rivedi una casa d’infanzia e la percezione è completamente nuova: c’è qualcuno o qualcosa che ha vestito di esperienza ogni singolo centimetro quadrato, ogni nota o parola.

I quattro assi di un colore solo di chi si è mostrato diverso da come sembrava ed ora ha un indirizzo nuovo ed ha già sovrapposto la tua faccia a quella di un’altra; quello che rimane tra le pagine chiare e le pagine scure è la voglia di esperienze nuove, che come dice una tale “ogni inizio infatti è solo un seguito ed il libro degli eventi è sempre aperto a metà“.

E penso che tutto si capisce solo aspettando che si aggiungano pezzi di puzzle, che si peschino altre carte dal mazzo.

Intanto c’è un treno da prendere, per tornare al mare.

Sara Di Bella

 

 

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