Ode alla “provincia” immobile.

canzoni dell'appartamento

“Oggi ho messo
la giacca dell’anno scorso
che così mi riconosco
ed esco.”

(Morgan, altrove)

Sono nata e cresciuta in provincia, due diverse, con la costante sensazione di “noia da ritorno”.

Con il dubbio insinuante che tutto ciò che sia anche vagamente interessante si trovi altrove.

Tutto questo risulta efficacemente sintetizzato nel primo weekend di cazzeggio ricognitivo dopo la lunga, lunghissima, estate.

Le facce di chi c’è e si ritrova, l’ingombrante assenza di chi è ripartito, i posti che riaprono, i “chemiracconti?”, la lounge music dai lounge bar ed il cuttigghio discreto, che il rischio di trovarti il protagonista dei tuoi discorsi è dietro l’angolo, oltre quella macchina parcheggiata con estrema fantasia.

Don Giovanni d’Austria sempre più basito, le nuove generazioni, gli amici imborghesiti, quel concerto figo a Roma e l’ubiquità che non hanno ancora inventato.

Ed alla fine, la costante sensazione che, in ogni caso, ciò che cerco è ancora qui e che il mio altrove consiste nell’imparare a vederlo, nell’imparare a vedermi.

“Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni”

(Morgan, Altrove)

Sara

 

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